Chi era Timoteo?

San Timoteo Timoteo è un santo ancora oggi poco conosciuto, benché sia citato parecchie volte nel Nuovo Testamento, in particolare negli Atti degli Apostoli e nelle Epistole di Paolo, suo maestro e modello di vita, il quale gli indirizzò anche, secondo la tradizione, due lettere.

Il nome era abbastanza comune nel mondo greco e può tradursi con “colui che onora Dio”, idoneo ad indicare il suo rispettoso e delicato amore verso il Padre e la fedele sequela delle Sacre Scritture, sulle orme del forte e coraggioso Paolo di Tarso.

Questi lo conobbe giovanetto tra gli anni 47 e 49, nel corso del primo dei suoi numerosi viaggi missionari, a Listra, colonia romana della montuosa e rozza Licaonia nell’Anatolia centrale, e poi lo incontrò una seconda volta, quando era già largamente stimato dai fratelli delle vicine comunità.

Lo scelse di persona, quale “figlio diletto e fedele nel Signore” (1 Cor. 4, 17), per diffondere il Vangelo sia tra i pagani, perché era figlio di un greco, sia tra gli ebrei e i giudei da poco convertiti al cristianesimo, perché nato da un’ebrea, e lo fece circoncidere, contrariamente a quanto aveva fino allora consigliato, per non suscitare ostilità in quegli ambienti che non vedevano di buon occhio il suo originale stile missionario, pur approvato da Pietro, Giacomo e Giovanni.

San TimoteoPaolo rimase affezionato a Timoteo per tutta la vita, sentendolo vicino nei momenti di difficoltà, di solitudine morale e di terribili prove, e lo stimò persona capace di rappresentarlo in circostanze delicate della vita di alcune giovani comunità cristiane (a Tessalonica, in Macedonia, a Corinto) per correggere errori e sedare polemiche, esortandolo a insegnare “senza vane dispute”, certo dell’efficacia della divina ispirazione. Così commentava: “Non ho nessuno di animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo” (Fil. 2, 20).

Il giovane Timoteo non si lasciò intimidire dalla sua breve esperienza, dal temperamento riservato o dalla salute malferma (nel culto popolare fu invocato contro i disturbi allo stomaco), plasmato in tutto dalle vibranti esortazioni dell’apostolo: “Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni ” (1Tim. 6, 11-12).

Viaggiò per tutta l’Asia Minore e in Europa (a Corinto fu attivo con il più anziano Sila, altro discepolo di Paolo), raggiungendo Gerusalemme e Roma, dove assistette al martirio per decapitazione del suo maestro, avvenuto forse nell’anno 67.

San TimoteoCosì Paolo scriveva: “Dio non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me che sono in carcere per Lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio” (2 Tim. 1, 7-8), e aggiungeva: “Tu mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimità, nell’amore del prossimo, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze” (2 Tim. 3, 10-14).

Timoteo, dall’età di circa 35-40 anni, fu anche vescovo di Efeso, popolatissima capitale della provincia romana dell’Asia sulla costa occidentale dell’attuale Turchia, e qui conobbe Giovanni, il quale tornando dalla vicina Patmos dove aveva ricevuto grandi rivelazioni, gli subentrò come vescovo. Ad Efeso Timoteo era infatti morto nel 97, cadendo sotto i colpi dei sassi e le sferzate dei bastoni, per essersi opposto alle volgarità e nefandezze di alcuni culti pagani; per questo motivo è spesso raffigurato con la palma della vittoria ricevuta da Dio. Un anonimo scrittore della metà del sec. V, combinando più tradizioni, precisò la data della sua morte al 22 gennaio, secondo il calendario orientale, ma in Occidente è ricordato con Tito (primo vescovo di Creta) il giorno 26, successivo alla festa della conversione di s. Paolo, loro comune maestro.

Paola Nardecchia

Per approfondimenti e referenze fotografiche:

  • A. Ferrua, Le reliquie di S. Timoteo, in "Civiltà Cattolica", 1947, anno 97, vol. III, quaderno 2332, pp. 328-336.
  • M.S. Calò Mariani, Due cattedrali del Molise. Termoli e Larino, Roma 1979, pp. 7-100.
  • S. Garofalo, Timoteo, il discepolo che Paolo amava, Roma 1985.
  • N. Di Pietrantonio, Sulle tracce di Timoteo. L'eredità storica di una memoria, Termoli 1994.
  • G. De Virgilio (a cura di), Il deposito della fede. Timoteo e le sue lettere, Bologna 1998.
  • M. Paradiso (a cura di), 1995: Il giubileo di San Timoteo: 50° anniversario del rinvenimento delle reliquie, Termoli 2000.
  • N. Di Pietrantonio, Segni d'Oriente. La cattedrale di Termoli. Influssi, maestranze, crociati sulla via del pellegrinaggio, Termoli 2002.
  • S. Rossi, Termoli, la sua cattedrale e il ritrovamento delle reliquie di san Timoteo, in "Planus", Roma 2007, pp. 313- 334.
  • L. Bianchi, Ne scelse dodici. Dove sono sepolti gli apostoli di Gesù e alcuni loro amici, Roma 2007, pp. 80-85.
  • Benedetto XVI, Paolo e i primi discepoli di Cristo, Città del Vaticano 2008, pp. 40-45.

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